PODISTI VALMONTONE


Vai ai contenuti

TESSERAMENTO 2012

Per il tesseramento per l'anno 2012
rivolgersi al responsabile:
CIBBA Carlo
(tel.3384833871)
presso lo stadio comunale dei Gelsi
nei giorni lunedì, mercoledì e venerdi
dalle ore 16:30
alle ore 18:00

MODULISTCA
tesseramento 2012
nuovo tesseramento fidal

trasferimento





1^ EDIZIONE CORRIFLAVIO 2012

ISCRIZIONI GARE CAMPIONATO SOCIALE

Per l'iscrizione alle gare del campionato sociale rivolgersi al responsabile:
Massimiliano ZUCCOLO
(tel. 339-8175348)

Sarà cura degli atleti interessati:
consegnare al responsabile, in tempo utile per l'effettuazione dell'iscrizione, la relativa quota di partecipazione .

LA MARCIA DI AVVICINAMENTO ALLA MARATONA DI ROMA


Racconto semiserio di alcune giornate di sport
Capitolo IV - La Maratona



Piripì … piripì … pirip-click! Ma che ore sono? Le sei meno venti! Possibile che abbia messo 'st'orario? Sì che mi piace fare le cose con calma, però …. Vabbè ho capito, mi alzo.
Domenica 18 marzo 2012, finalmente il grande giorno è arrivato. Subito in bagno. A seguire colazione a base di tè e fette biscottate entro le 6.00, in modo che per l'orario di partenza sia già tutto digerito e poi ancora bagno, per non avere sgradite urgenze in gara. Sono pronto, mi metto in macchina alle 7.00 e in una quarantina di minuti giungo a destinazione, in Via delle Terme di Traiano. Rapida perlustrazione onde evitare una multa per divieto di sosta - di lì dovrà passare la non competitiva di 4 Km - e parcheggio nella piazzetta di fronte all'ingresso del Parco del Colle Oppio, che sorge sulle rovine della Domus Aurea. Comincio a spogliarmi da subito, la temperatura è gradevole: ci sono già 14 gradi. Anche qui cerco di fare le cose per bene, nulla deve essere lasciato al caso perché ogni errore è moltiplicato in gara per quarantadue. Non devo farmi vincere dal nervosismo e dalla tensione. Per prima cosa ingerisco una barretta gel di carboidrati, poi passo all'applicazione di vaselina sulle dita dei piedi e sotto le ascelle, quindi alla vestizione. È strano, più cerco di concentrarmi più l'ansia cresce, fino quasi a diventare paura dell'imponderabile. Non farcela, infortunarmi, deludere le mie aspettative, sono tutte variabili non dipendenti dalla mia volontà ma che potrebbero mandare in fumo il duro lavoro di sedici lunghissime settimane. E pure sono qui proprio per scrivere la parola "fine", l'atto conclusivo una vera e propria liberazione dopo tante fatiche: la Maratona di Roma. Dovrei ritenermi fortunato a vivere questo splendido evento sportivo ed è proprio ciò che mi spinge a dire: - Dai Emilio giocatela! E vada come vada, l'importante è esserci.
Forte di questo pensiero, dopo un piccolo gesto di inciviltà che la prima pioggia porterà via - pensare di utilizzare gli affollatissimi bagni chimici sarebbe una follia - scendo verso la zona di partenza che è Via dei Fori Imperiali. Viene da chiedersi: ma quante città al mondo possono competere con uno scenario di così incomparabile bellezza? Credo poche. Il grande architetto svizzero Le Corbusier la definì la più bella via del mondo e come dargli torto. Quando alle tue spalle hai il Colosseo e l'Arco di Costantino, alla tua sinistra l'antica basilica di Massenzio, dietro la quale spicca il bellissimo campanile romanico di Santa Francesca Romana, ancora più avanti i Fori Imperiali, di fronte i Mercati Traianei e in fondo la splendida Piazza Venezia con il monumentale Vittoriano, cosa vuoi di più dalla vita. Vi prego, non rispondetemi un Lucano!
Roma è come una bellissima donna, ruffiana e ammaliatrice che per l'occasione ha indossato il vestito più bello: una splendida giornata di sole mitigata dal proverbiale ponentino che oggi ha deciso di fare gli straordinari. La trappola è tesa e noi stiamo per caderci dentro.
Circa mezz'ora prima del via sono nella griglia e cerco di serrare quanto più possibile le distanze con i palloncini delle 3 ore e 45. Non mi è mai piaciuto seguire i pacemakers ma oggi, non so perché, ho deciso di farlo. Con grande sollievo mi accorgo di non aver dimenticato nulla, tutto è al suo posto: le buste di integratori in mano, il cronometro al polso sinistro, il "Garmin" a quello destro, le scarpe sono allacciate, il berretto in testa. Adesso tocca a te, mi dico, aspettando lo sparo che sembra non arrivare mai. Nell'attesa gli altoparlanti diffondono nell'aria le note di "That's Amore" di Dean Martin. Non mi sembra una buona idea, avrei preferito qualcosa di più carico, come gli anni scorsi.
Ci siamo quasi. Qualche minuto prima delle nove partono gli handbikers, tra i quali figura il grande Alex Zanardi in odore di record e a caccia di un "biglietto" per Londra 2012. Alle nove partono i missili e quattro minuti dopo finalmente il via per noi umani. Lo capisco dal muoversi della gente davanti a me, perché lo sparo, in questa confusione non l'ho proprio sentito. È iniziata l'avventura tra inevitabili slalom e scarti di direzione per cercare di rimanere al passo dei palloncini, evitando pericolose insidie quali concorrenti più lenti o micidiali transenne. Ed è proprio su una di queste, infatti, che neanche dopo un km di gara - siamo tra il Campidoglio e il Teatro di Marcello - una concorrente dietro di me inciampa andandosi a schiantare sul selciato con un rumore tremendo. Fortunatamente si rialza e riprende a correre tra i nostri solidali incoraggiamenti, ma i primi km rimangono comunque rischiosi e bisogna stare con gli occhi bene aperti.
Prima di arrivare alla Piramide Cestia, avverto dietro la coscia una specie di fastidio. Un brivido mi corre lungo la schiena e penso: - Nooo! Non può finire tutto dopo neanche 4 Km di gara. Quelle che sembravano le avvisaglie di un indesiderato infortunio, però, pian pianino si riassorbono facendo rientrare l'allarme. Ciò che invece non accenna a diminuire è il ritmo forsennato che i pacemakers stanno imponendo alla gara, tanto che lungo Viale Ostiense rivolgendomi a uno di loro chiedo:
- A Raffa (non sono un veggente, il nome ce l'aveva scritto dietro le spalle), non ti sembra di andare troppo veloce? Dovremmo viaggiare a un ritmo di 5 e 20 al Km e invece stiamo andando a 5 e 05. E lui.
- Tranquillo, ce lo ritroveremo tutto alla fine!
Visto e considerato che "Tranquillo" è morto cornuto, comincio a dubitare di poter sostenere quest'andatura per tutta la gara e dopo aver bevuto al primo rifornimento, inizio un lento ma graduale rallentamento. Passiamo la Basilica di San Paolo, il Ponte Marconi e sulla riva destra del Tevere arriviamo al primo spugnaggio che rimane sempre un appuntamento gradito. Sull'altra sponda l'inconfondibile struttura del Gazometro - testimonianza di archeologia industriale risalente agli inizi del secolo scorso - saluta il nostro passaggio prima di lambire il quartiere di Trastevere e dopo aver attraversato di nuovo il Tevere su Ponte Testaccio, entriamo nell'omonimo storico rione. Un arco blu ci indica il passaggio del decimo Km e decido di far fuori la prima bustina di carboidrati. Percorrendo Via Galvani, dalla nostra sinistra ci giungono le note de "La Vita è bella" di Piovani, suonate dalla gloriosa Banda della Scuola Popolare di musica di Testaccio, della quale un mio caro collega è stato presidente ed è tuttora musicista. Infatti, riesco a vederlo nelle retrovie e lo saluto: - Ciao Gigiii! Ma lui intento a suonare il suo clarinetto non mi vede. Peccato. E pensare che fu lui - in qualità di ex maratoneta - ad iniziarmi a questo magnifico sport sei anni orsono.
Arriva il secondo rifornimento, mi fermo bevo e riparto. Dopo poco torniamo sul Lungo Tevere e proprio all'altezza della Sinagoga assisto a un'altra caduta, anche stavolta senza conseguenze. Stringo la mano allo sfortunato e proseguo. Sto bene e nonostante abbia stabilizzato la mia andatura su un ritmo di 5 e 20 già da un po', sono preoccupato delle energie spese nei primi dieci Km, tanto da ritrovarmi al 14° Km con un tempo di 1h e 12'. La proiezione è presto fatta: sono a un terzo di gara e con questo passo dovrei chiudere a 3h e 36; una follia. Adesso sono veramente tormentato dal pensiero di aver speso troppo, butto giù un bel bicchierone di integratore salino e riparto attraversando nuovamente il fiume su Ponte Cavour, davanti al Palazzo di Giustizia per poi virare verso Castel Sant'Angelo. Ancora un Km e davanti a noi si presenta uno scenario unico: la Basilica di San Pietro, capolavoro assoluto dell'arte universale con il suo "Cupolone" progettato da Michelangelo che sovrasta l'immensa facciata del Maderno. La Grande Madre che abbraccia i suoi figli attraverso lo splendido Colonnato barocco del Bernini, che sfiliamo sulla destra portandoci verso Piazza Risorgimento. Qui il tracciato subisce una variazione rispetto alle passate edizioni e inizia una serie di curve e controcurve che si protrae per tutto l'elegante quartiere Prati fino ad arrivare alla mezza maratona, dove, a causa del drastico ridimensionamento che ho inferto alla mia andatura, passo con il tempo di 1h 54'. Addio sogni di gloria dunque, anche per quest'anno so già che non potrò più aspirare al "3 e 45", perché pensare di recuperare nella seconda metà di gara, per me, è un'impresa praticamente impossibile. Comincio a chiedermi se mai sarò in grado di correre abbondantemente sotto le quattro ore, se questi sono effettivamente i miei limiti, oppure se è solo colpa del caldo o della sciagurata decisione di seguire i pacemaker? Fatto sta che ogni anno mi trovo a fare i conti con qualche variabile non preventivata; ma forse è proprio questo il fascino e al contempo la spietata legge della maratona. Ogni cosa - anche la più piccola - può incidere, in negativo o in positivo, sul risultato finale.
È un colpo tremendo per le mie ambizioni e devo lavorare di testa, che è la cosa che un maratoneta, che si ritiene tale, deve saper fare, perché i traguardi più belli sono quelli conquistati con il sacrificio e la perseveranza. Non abbatterti, mi dico, tieni duro, tira fuori gli attributi, il traguardo è ancora lontano ma è pur sempre iniziata "la via del ritorno". Comincio a mangiare solidi. Butto giù un pezzo di banana, ma quando provo a sgranocchiare un biscotto a momenti soffoco. Opto per la seconda bustina di carboidrati e continuo la mia gara sulla riva destra del Tevere ricalcando parte del percorso della Miguel. Arrivato presso il Ponte della Musica, di recentissima realizzazione, sono attratto dalle note della rock-band "The Anthony's Vinyls", che a dispetto del nome è valmontonese doc. Passando davanti a loro comincio a sbracciare chiamando uno dei componenti: Matteooo! Questa volta sono più fortunato, perché Matteo, figlio di cari amici, mi vede e sorridendo ricambia il saluto insieme al bassista. Missione compiuta! Era stata mia moglie a segnalarmi la loro esibizione: meno male sennò chi la sentiva.
La seconda variante al percorso coincide con l'ultimo attraversamento del fiume che effettuiamo sul Ponte Duca d'Aosta, davanti allo Stadio Olimpico, mentre comincio - sotto gli schiaffi del vento che per poco non mi porta via il berretto - ad accusare oltre al caldo anche la fatica. Siamo sulla riva sinistra del Tevere, dove rimarremo fino alla fine e dopo aver superato il rifornimento del venticinquesimo Km, ci prepariamo ad affrontare la salita che porta in zona Parioli. Qui Roma, bellissima e spietata, ci presenta il suo salatissimo conto. Sul ciglio destro vedo un concorrente a terra con l'equipe di un'ambulanza intenta a prestargli soccorso: è la prima vittima del caldo e non sarà l'ultima. Almeno per altre tre volte ho sentito riecheggiare nell'aria i sinistri lamenti delle sirene. Fiancheggiando Villa Glori, dopo aver notato l'inconfondibile sagoma a forma di scarabeo dell'Auditorium, mi tuffo nello spugnaggio per poi proseguire verso il vecchio Villaggio Olimpico, dove a detta dell'organizzazione dovremmo passare sotto quello che fu l'alloggio di Abebe Bikila durante le Olimpiadi di Roma del 1960. Sarà stato il caldo, sarà stata la fatica, ma io 'sto alloggio non l'ho proprio visto.
Procedo su Viale Tiziano e alla nostra sinistra appare un altro reperto delle già citate Olimpiadi romane: il Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi. Girando su via Guido Reni superiamo il MAXXI, che non è il nome di un supermercato, bensì l'acronimo del Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, di recente installazione. Siamo giunti al trentesimo Km. Alcuni sostengono che la Maratona cominci adesso. Per quanto mi riguarda è finita da un pezzo, ma non voglio arrendermi e dopo aver mangiato un po' di banana e una zolletta di zucchero, riparto con molta fatica verso il destino che si chiama Lungotevere Flaminio e Sottopasso di Ripetta. Mangio l'ultima bustina di carboidrati e faccio ingresso nella Roma più intima e bella. Se da una parte sono felice di esserci arrivato, dall'altra sono triste di dare il peggio di me, proprio quando Roma e il suo pubblico - che qui è assai numeroso e partecipe - mi offrono il meglio di se. Sono in preda all'ansia da prestazione. Vorrei poter essere all'altezza di tanta bellezza, ma tutto quello che riesco a fare su questo durissimo selciato è trascinarmi, tanto da somigliare più a un marciatore falloso che a un podista. Non devo essere un bel vedere, né devo destare particolare impressione nel pubblico e gli attraversamenti che subisco (una decina in tutto), da parte di impazienti spettatori, sono la conferma di quanto penso, quasi a volermi dire: dai passiamo ora, tanto questo che arriva va piano. Per fortuna, a parziale riscatto di tante "umiliazioni" ci sono qua e là altrettanti meravigliosi bambini che al mio passaggio mi offrono il loro "cinque". Negli occhi limpidi di almeno uno di loro sono certo di aver letto un sogno: quando sarò grande, anch'io correrò una maratona. Potere aggregante dello sport!
La sequenza delle bellezze, architettoniche (e aggiungerei "faunistiche"), che Roma offre è da togliere il fiato, come se non bastasse già la gara. Nel breve volgere di qualche Km - si fa per dire - ci passano sotto gli occhi posti e monumenti che, presi singolarmente, farebbero la fortuna di qualsiasi città nel mondo e che qui ci vengono offerti con una profusione quasi esagerata, da indigestione. Tenetevi forte, perché sto parlando di Ara Pacis, nella nuova e, da alcuni, criticata sede museo disegnata dall'architetto americano Meier. Dell'incantevole e assolata Piazza Navona, con le sue fontane e i tavolini dei locali a ridosso delle transenne, dietro le quali un turismo d'elite ci guarda come fossimo marziani e sembra dirci: "Bvavi, bvavi, covvete voi, che noi pvendiamo l'apevitivo". Di Piazza del Popolo, con la sua Porta omonima disegnata dal Bernini, lassù la terrazza del Pincio e le due chiese gemelle, dove confluisce il famoso "Tridente" composto da Via di Ripetta, Via del Corso da dove giungiamo e Via del Babuino da dove defluiamo, dopo aver aggirato l'antichissimo obelisco egizio e usufruito, ahimè, dell'ultimo spugnaggio. Passando davanti a Via Margutta, la via degli artisti, arriviamo a Piazza di Spagna che ci accoglie con la scalinata più celebre del mondo e la sua "Barcaccia". Da una fontana all'altra arriviamo a quella di Trevi, capolavoro assoluto dell'arte Barocca. La Madre di tutte le fontane, fissata nell'immaginario collettivo nella celebre scena della Dolce Vita di Federico Fellini: "Marcello, come here", diceva Anita Ekberg, bagnandosi nelle sue acque. La voglia di imitare Mastroianni, con questo caldo, è veramente tanta, ma non posso, ho un impegno preso quattro mesi fa da onorare.
Stordito da tanta magnificenza e dalla fatica che oramai è diventata quasi insopportabile, esco dall'ombreggiata Via della Pilotta e mi accingo ad affrontare gli ultimi tre Km del percorso, che da Piazza Venezia al Circo Massimo ricalca per circa un Km e mezzo il tracciato iniziale. Sotto un sole abbagliante e una temperatura che a quest'ora - è quasi l'una - è ormai superiore ai venti gradi, avviene quello che non avrei mai voluto accadesse: sono raggiunto e superato dai "palloncini" delle 4 ore. Adesso devo proprio raschiare il fondo delle mie energie, non posso permettermi di perdere questo treno.
L'ultimo rifornimento, al quarantesimo Km, lo salto, memore di quanto mi accadde l'anno prima, quando dopo essermi fermato non riuscivo più a ripartire. Bravo Emilio, mi sono detto, non hai ceduto alle lusinghe delle Sirene, hai fatto come Ulisse, ma mentre lui si fece legare all'albero della sua nave, io devo correre contro il cronometro ancora per due interminabili Km.
Ce la faccio o non ce la faccio? Il Garmin già da un po' non mi è d'aiuto. Continua a dare i numeri o sono io che non vado più? Finire peggio dello scorso anno sarebbe una disfatta, oltre le quattro ore una tragedia. Non riesco a fare una proiezione attendibile, sono troppo stanco per riuscire a fare due conti. L'unica cosa che posso fare, me lo ripeto ancora una volta, è stringere i denti e dare tutto quello che mi resta da dare. Passo sotto l'arco dell'ultimo Km, guardo il cronometro: 3 ore e quasi 53 minuti. Non mollare proprio adesso, mi dico, ma quando affronto l'ultima salita durante l'aggiramento del Colosseo, un'incredibile scena si ripete, come gli scorsi anni, davanti ai miei occhi increduli. Un paio di sventurati sono accasciati a terra stremati e incapaci di rimettersi in piedi per percorrere le ultime centinaia di metri. A nulla servono i disperati incitamenti dei loro amici e del pubblico. Possibile - mi chiedo - che possa succedere una cosa del genere a un passo dal traguardo?!
Ricaccio la scena alle spalle e mi butto giù dalla discesa superando il cartello del Km 42; ancora 195 m, anzi no cen-to-no-van-ta-cin-que-me-tri così rende meglio l'idea. Dai, dai, "run Emilio run", ancora un po' e…. Siiiiiii!! È finita, stoppo il cronometro a 3h 58' e 53'', un minuto sotto il tempo dello scorso anno. Non c'è gloria per me, ma rispetto per chi ha dato tutto si, quello me lo merito. Mi batto il petto e alzo le mani al cielo, anche per quest'anno è fatta.
Una graziosa fanciulla mi mette la medaglia al collo e mi fa i complimenti, le sorrido e vado più avanti alla riconsegna chip, quindi, dopo aver ritirato il pacco gara, esco dalla zona transennata e faccio un lento e doloroso ritorno alla macchina; per oggi basta Maratona, da domani si vedrà. Giunto al parcheggio mi concedo circa un'oretta di relax tra bevute di ogni tipo (purché liquidi) e telefonate a mia moglie per comunicarle che sono ancora vivo, a Paris per commentare l'impresa e a qualche amico. Poi dopo un veloce cambio, il ritorno a casa dove mia figlia - anima innocente - accogliendomi raggiante mi dice: - Papà hai vinto, ti hanno dato la medaglia! La abbraccio e la bacio, senza avere il coraggio di dirle la verità. Povera piccola, chissà cosa penserà di me quando scoprirà che alla Maratona la medaglia la danno a tutti.

Ringraziamenti

Prima di tutto voglio rassicurarvi sul fatto che questa iniziativa non avrà seguito; abusare della Vostra cortesia sarebbe imperdonabile. Ciò premesso passerei ai ringraziamenti cominciando da Paris, che da tre anni a questa parte mi fornisce preziose e dure tabelle di allenamento: a pensarci bene dovrei odiarlo. Scherzo, anzi, nella speranza di rivederlo al più presto sui percorsi di gara, approfitto per rinnovargli l'augurio di una rapida guarigione. Ringrazio tutti gli amici "Podisti" e più segnatamente Alessandro, Alessia, il Presidente Angelo, Antonio sempre in cerca di un pettorale, Carlo, Cesarino, la nostra attuale punta di diamante Claudio, Donatella, il coetaneo Giulio, Giuseppe, Iula, Lolita, Marco, Massimiliano, Maurizio, Max, Onorato, Raul, Sandro, Stefano e Vincenzo, in rigoroso ordine alfabetico (spero di non aver dimenticato nessuno), che mi hanno sostenuto e tifato in entrambe le vesti di runner e di scrittore: troppo buoni. Infine, ma certamente non meno importante, ringrazio mia moglie Rosella e la mia famiglia che insieme hanno dovuto sopportare le conseguenze che una preparazione, così lunga e sistematica, inevitabilmente ha riversato nelle nostre quotidianità: grazie.
Sereni dunque, tornerò alle mie abitudini abbandonando ogni velleità letteraria, tanto più che mi è costata molta più fatica scrivere che correre. Vi lascio sperando di aver fatto cosa gradita, altrimenti, come disse un grande: "Se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta".


Gare Campionato Sociale Febbraio/Marzo 2012


XVIII Maratona di Roma
Domenica
18 Marzo
Roma

Vola Ciampino
Domenica
25 Marzo
Roma



LA MARCIA DI AVVICINAMENTO ALLA MARATONA DI ROMA





Racconto semiserio di alcune giornate di sport
Capitolo III - Una gita al mare, la Roma-Ostia



Avevo chiuso il precedente capitolo dicendo che ci saremmo risentiti dopo tre settimane di duro allenamento e sbagliavo. Primo, perché le settimane sono state quattro; secondo, perché non sono state dure ma durissime. Ci si è messa di mezzo, infatti, la più pesante nevicata degli ultimi cinquant'anni a complicarci la vita normale, figuriamoci quella atletico-sportiva. Nonostante tutto però, il freddo polare, il vento gelido, le improvvise tempeste di neve, la pista impraticabile per settimane, non sono riusciti a fermarmi. Un runner che come me si è messo in testa di partecipare alla Maratona di Roma, mai e poi mai rinuncerebbe alla sua "insana" passione per la corsa e alla necessità di doversi allenare, anche in condizioni ambientali al limite della sopportazione fisica. Capita così, di trovarsi tra candidi e silenziosi paesaggi in compagnia di un amico occasionale, un cane randagio, che ha deciso di condividere con te buona parte di un "lungo". Oppure essere il bersaglio di incivili automobilisti che dall'interno del loro confortevole abitacolo ti urlino "a-drogatoooo", mentre sotto un'improvvisa bufera, con la neve che mi sferzava il viso, tentavo solamente di tornare a casa il più presto possibile. Dopo cotanto freddo e cotanta sofferenza quindi, cosa c'è di meglio che andare a svernare facendo una bella gita al mare? Detto, fatto!
Domenica 26 febbraio 2012 ore 7.00 il pullman è già in fase di riscaldamento, nell'attesa degli ultimi ritardatari tra i quali, non so perché, mi ritrovo sempre io. La nostra destinazione è Roma zona Eur, ma quella che ci attende ha solo apparentemente l'aria di una gita. Si tratta della temibile Roma-Ostia una vera e propria classica in linea sulla distanza della mezza maratona.
Durante il tragitto la compagnia - composta da una trentina di persone, tra atleti e accompagnatori - è come al solito piacevole e lo sarebbe anche il viaggio, se non fosse per un piccolo dettaglio. Il nostro autista infatti, soprannominato per l'occasione "Piedino di fata", si fa notare per la singolare caratteristica di condurre il mezzo sempre alla stessa velocità, sia nel ciclo urbano sia in quello extra-urbano. Ne deriva che la media di 80 Km orari assolutamente soporifera in autostrada, risulti in città decisamente terrificante.
Sebbene questi fossero i presupposti, nel giro di tre quarti d'ora riusciamo a giungere illesi, anche se scossi, alla meta presso il piazzale del Pala-Cisalfa. Ad accoglierci una temperatura benevola, la migliore delle ultime quattro edizioni. Tante sono appunto le Roma-Ostia di cui posso essere testimone. Seguendo il suggerimento di Raul - questa volta è lui a darmi consigli, ricordate Castel Sant'Elia? - decido di indossare sotto il completo sociale solamente una maglia termica a mezze maniche, convinto che al massimo avrei potuto soffrire un po' di freddo… E invece! Vedremo in seguito.
Finita la vestizione e orfani del pullman - che nel frattempo è ripartito alla volta di Ostia, dove ci attenderà dopo l'arrivo - ci avviamo verso la zona di partenza presso il Pala-Lottomatica, che per noi di una certa età rimarrà sempre il Palazzo dello Sport o al massimo il Pala-Eur. In questa fase di avvicinamento è bello vedere negli "esordienti" Ivano, Maurizio, Giulio e Sabina crescere l'emozione fino quasi a diventare palpabile. Ed è altrettanto bello poter esser loro di conforto con consigli derivanti, diciamo così, da una nostra maggiore esperienza.
Un'impressionante parata di bagni chimici e un'altrettanto imponente presenza umana in fila si presentano al nostro arrivo, facendo dirottare rapidamente le nostre "esigenze naturali" verso i giardini limitrofi. Ahi, se quei pini potessero parlare! Le femminucce, che la natura ha dotato di organi di più difficile gestione (ma va bene così), sono viceversa costrette a una lunghissima fila, fino quasi allo sparo del via.
Il tempo scorre abbastanza velocemente tant'è che dopo un frugale riscaldamento, sono già dentro la griglia di partenza. Manca poco, controllo i cronometri, l'allacciatura delle scarpe: è tutto a posto. Alle 9,15 il sindaco Alemanno dà il via alla manifestazione di quelli bravi, tra cinque minuti tocca a me. Poco prima del via mi accorgo di aver perso la bustina di integratori che mi sarebbe servita per la seconda parte di gara. Nell'impossibilità di andarla a recuperare chissà dove, mi rassegno all'idea di doverne fare a meno, con la promessa di eseguire rifornimenti più meticolosi. In fondo, non sono alla ricerca della prestazione cronometrica, anzi, devo stare attento a non strafare.
Meno cinque, quattro, tre, due, uno, BANG! Sono le 9 e 20 in punto ed è partita la mia Roma-Ostia con un abbrivo in discesa che è quanto di meglio si possa desiderare. Come l'anno scorso, anche quest'anno si parte in direzione opposta, verso Roma per intenderci. Tale espediente, molto apprezzato da tutti noi, permetterà di ridurre il temutissimo "biscotto" finale da un percorso di circa 4 Km, tra andata e ritorno sul lungo mare di Ostia - che tante vittime ha mietuto in passato - a uno di circa 1 Km, molto più abbordabile.
Nonostante il traffico, già dal primo km - siamo in Viale Europa sotto il Ministero delle Poste - si riesce a correre discretamente, conseguenza della griglia più avanzata e selettiva da cui sono partito. Non invidio gli esordienti costretti a partire dalle retrovie, come del resto era successo anche a me in passato: una bolgia. Al secondo Km le gambe non ne vogliono sapere e comincio a sentire caldo. In piena crisi termica, intorno al terzo Km, vengo letteralmente sverniciato da Carlo e Raul che mi sorpassano a una velocità invidiabile. Appena usciti dal centro abitato e tornati sulla Cristoforo Colombo, nonostante la prima salita, sento che comincia a girare. Cosicché, quando arriviamo al primo rifornimento, mi concedo con tutta calma un bicchiere d'acqua per reintegrare l'abbondante sudorazione che il momento di crisi mi aveva procurato e ricomincio a correre con un buon passo verso il mare.
Ora, anche se la strada è ancora in leggera salita, il cronometro va via via migliorando, fino allo scollinamento tra il settimo e l'ottavo Km oltre il quale sono in piena discesa e spingo un po' per cercare di recuperare qualcosa, senza esagerare. Avessi le ruote ai piedi affronterei l'imminente salita di slancio; purtroppo nel podismo questo non succede mai. Infatti, non appena inizia la salita, inevitabilmente il mio ritmo cala. Allo scoccare del decimo Km, in piena difficoltà vengo raggiunto da Vincenzo, partito anche lui dalla mia stessa griglia ma in posizione più arretrata; ha recuperato lo svantaggio e ora beneficia di un "real-time" inferiore al mio di circa una trentina di secondi. Questa volta però - a differenza di quanto era successo alla Miguel - decide di affiancarsi e di continuare la sua gara accanto a me. Meno male; ci voleva proprio un po' di compagnia.
Al secondo "pit-stop", poco dopo la metà gara, non potendo più contare sulla bustina di carboidrati, smarrita nelle fasi precedenti la partenza, cerco di fare le cose per bene. Rallento fino a camminare e dopo aver bevuto un bicchiere di sali minerali e aver salutato un'allegra banda musicale, riprendo la corsa insieme a Vincenzo. Ci troviamo a percorrere il tratto altimetricamente più elevato del percorso, in attesa di affrontare la discesa che porta al mare; ma prima che ciò avvenga, superiamo sulla nostra destra Massimiliano al quale proviamo a rivolgere l'incitamento ad accodarsi.
- Andate pure! Replica. Lo rivedremo al traguardo.
D'improvviso, davanti a noi un incredibile colpo d'occhio. Il caleidoscopico insieme di persone che come un fiume corre verso il mare: è iniziata la discesa. Quelli forti qui volano e anche noi, nei limiti delle nostre possibilità, proviamo ad "aprire". Effettuando qualche sorpasso - che fa sempre bene al morale - ci avviciniamo allo spugnaggio, reso ancora più opportuno dall'apparire del sole. Il contatto con l'acqua fresca sul corpo è un vero e proprio toccasana. Continuiamo a spingere fino all'ultimo rifornimento, che si trova al sedicesimo Km; c'è della frutta, ma preferisco solo un bicchiere d'acqua. Anche questa volta beviamo con calma e ripartiamo per l'ultima frazione di gara.
Consumati gli ultimi spiccioli di discesa, intorno al diciassettesimo Km veniamo superati da una concentratissima e pimpante Lolita, che a un nostro cenno di richiamo si volta, ci saluta e se ne va con il suo passo grintoso; non riusciremmo a starle dietro nemmeno in motorino. Mentre siamo intenti a commentare ammirati lo stato di grazia della nostra compagna di squadra, ecco che cominciamo ad affiorare i primi sintomi di stanchezza. Gli ultimi Km sotto il sole sono interminabili, durissimi e a ognuno di questi che passa, Vincenzo - come una sorta di cronotachigrafo umano - aggiorna il suo conto alla rovescia, che per la verità era iniziato molto prima.
- Mancano 6 km, 6.000 m, 60.000 dm, dice.
- 600.000 cm, 6 milioni di mm, aggiungo, completando le equivalenze.
Poi di nuovo:
- Mancano solo 5 km!
- Hai detto cotica! Replico.
E così via fino al ventesimo Km, quando Vincenzo se ne esce con una frase del tutto inaspettata:
- Manca l'ultimo Km, basta non ce la faccio più!
E no caro mio, abbiamo fatto venti facciamo ventuno - è il caso di dire - e rivolgendomi a lui gli urlo di non mollare. Devo essere stato convincente, perché dopo un po' lo ritrovo nuovamente al mio fianco all'ingresso del "biscotto", dove, appena dopo il tornantino lo sento dichiarare:
- Dai Emì, mancano solo 400 m, un "giro di pista"!
Il cronotachigrafo era mostruosamente tornato in se.
Tagliamo entrambi il traguardo sotto il limite dell'ora e 45', il che ci garantirà, per la prossima edizione, la permanenza nella stessa griglia di partenza di quest'anno. Bene così.
Dopo la riconsegna dei chip, il ritiro del K-way, della medaglia e del pacco gara, la "lettura" statistica delle scarpe e il ristoro (quest'anno non sono riuscito a prendere il gelato), finalmente esco dall'area di arrivo e vengo indirizzato dal nostro accompagnatore Carlo verso il pullman parcheggiato qualche centinaia di metri più in là. In men che non si dica sono asciutto e cambiato come un neonato e finalmente posso apprezzare i benefici del sole che adesso mi appare amico.
In questa splendida giornata preludio di primavera, l'inclemente cronometro ha così sentenziato: 1° assoluto della squadra, Forgione Claudio tornato ai suoi livelli abituali, che con un eccellente tempo di 1h 23' 27'' ricalca in fotocopia il tempo dell'anno precedente, riscattandosi pienamente dalla debacle di Miguel; 2° Marasco Giuseppe Antonio 1h 33' 15'' sempre competitivo, come del resto il buon Picatti Claudio giunto 3° con 1h 38' 15''. Seguono: Pallini Mauro 1h 39' 15''; la tosta Spaccino Lolita, prima delle femminucce 1h 42' 08''; Margiotti Romano detto Raul 1h 42' 17'' non del tutto soddisfatto della propria prestazione; Velli Aldo 1h 42' 53''; il mio compagno d'avventura Romano Vincenzo 1h 44' 14'' e subito dopo io, Pizzuti Emilio 1h 44' 49; Onofri Iula con 1h 47' 52'' chiude al 10° posto. Primo degli esordienti l'ottimo Pasquino Ivano con 1h 49' 04'' che stacca di 4'' il capitano di lungo corso Trifogli Marco. A seguire: Zuccolo Massimiliano 1h 53' 05''; l'adrenalinica esordiente Bucci Sabina 1h 54' 22'' che precede di un solo secondo l'altro esordiente Carlusti Maurizio e Bianchi Cesarino in 1h 54' 36'' poco dietro; il più anziano della compagine ma sempre in gamba Prelli Onorato 1h 56' 28''; Pizzuti Giulio e il suo pacemaker personale Boschi Antonio - al rientro dopo un lungo infortunio - arrivano abbondantemente sotto il limite delle due ore col medesimo tempo di 1h 57' 27''; chiude la classifica, Ceraglia Sandro in 2h 03' 21''.
Tutti bravi, tutti da elogiare dal primo all'ultimo, perché quello che conta è partecipare e questo lo aveva già detto qualcuno prima di me. Quanto al sottoscritto, sarà stato il caldo, sarà stata la particolare calma nell'affrontare i rifornimenti, sarà stato qualche Kg di troppo ancora da smaltire, il risultato è che ho fermato il cronometro un minuto esatto oltre la mia prestazione del 2011. Non so se rallegrarmene o rammaricarmi, spero solo di essere stato più saggio dello scorso anno, evitando un inutile dispendio di energie in vista del ben più importante appuntamento di marzo.
Ci resta solo da affrontare l'inquietante viaggio di ritorno col nostro asso del volante e rimandarvi, fra tre settimane, all'ultimo capitolo. Per oggi basta così, mi auguro di aver detto tutto e credo di averlo fatto. Anzi no, effettivamente c'è qualcosa di cui non ho parlato, forse perché nel marasma generale non ho neanche potuto vederlo. E pensare che ha dato il titolo a questo racconto: si tratta proprio del mare.

LA MARCIA DI AVVICINAMENTO ALLA MARATONA DI ROMA

Racconto semiserio di alcune giornate di sport
Capitolo II - La Tre Comuni



Questa mattina ci siamo svegliati alla buon'ora, l'appuntamento è per le 6 e 50 davanti al campo sportivo. La nostra passione (intesa anche come sofferenza e vedremo più avanti perché) ci porta in terra etrusca, nella Tuscia viterbese. Presenti all'appello: Massimiliano, Raul, Iula ed io, Emilio. Si è unito alla spedizione anche il buon Max, in qualità di accompagnatore non partecipante. I km da fare in auto sono tanti, quindi bisogna muoversi presto per raggiungere in tempo utile il luogo della partenza e sbrigare le rituali pratiche pre-gara. Non altrettanti, ma indubbiamente più duri, sono i Km che ci aspettano in gara.
È domenica 29 gennaio 2012, si corre la famigerata Tre Comuni. Un percorso di ventidue Km e pochi spiccioli che si snoda, in un alternarsi di natura, borghi storici, impervie discese e terrificanti salite nel territorio di tre comuni: Civita Castellana, Nepi e Castel Sant'Elia. Quella di quest'anno è per me la terza partecipazione, ma a differenza delle precedenti edizioni, la partenza non è da Nepi, bensì da Castel Sant'Elia. La novità presuppone due attente valutazioni. La prima: il percorso subirà un allungamento di circa mezzo Km, per effetto del transito all'interno del centro storico di Nepi. La seconda: l'arretramento della linea di partenza di circa 3 Km verso Castel Sant'Elia, ci riserverà la parte più dura del tracciato tutta nel finale.
Consapevoli di ciò che ci aspetta arriviamo a destinazione, dove un'alacre organizzazione ci indica l'accesso a un parcheggio che subito boccio come troppo lontano, obbligando il buon Massimiliano, che è alla guida, ad andarne a cercare un altro possibilmente più vicino alla zona di partenza. Risultato: troviamo posto in una seconda area di parcheggio più lontana e opposta alla zona di ristoro e riconsegna chip. Boccaccia mia statti zitta! Sfuggo miracolosamente al linciaggio, facendo notare che è sempre meglio parcheggiare su un prato piuttosto che su un fondo brecciato, ma non c'è niente da fare, Raul non sente ragioni.
Superato questo momento di tensione - si fa per dire - ci incamminiamo verso la zona di partenza-arrivo per il ritiro dei pettorali e facciamo ritorno alla macchina. Il tempo a disposizione non è molto poiché la partenza è fissata per le ore 9,30. Dobbiamo spogliarci, ma è una parola. Una leggera e costante brezza gelata suggerirebbe di rimanere vestiti. Non soddisfatto di quanto successo poc'anzi, continuo a dare consigli sull'abbigliamento da indossare in gara e alla fine è proprio Raul a seguire alla lettera le mie indicazioni. Dando fondo a tutto il nostro spirito di runners in men che non si dica siamo pronti e dopo aver ottemperato alle pratiche minzionatorie (fatta pipì), cominciamo a sgambettare verso il punto di partenza. Cerchiamo di rimanere uniti, anche perché mi è stato conferito da parte del nostro allenatore Paris - cui va il nostro augurio di pronta guarigione - l'onore e l'onere di fare la gara insieme a Iula. La vista di palloncini tra i concorrenti denota la presenza dei "pacemaker", cioè di atleti incaricarti di portarti al traguardo entro il tempo che è segnato sui palloncini stessi. È una novità alla Tre Comuni. Proprio prima del via incontriamo il nostro compagno di squadra Claudio che ha raggiunto Castel Sant'Elia da altri lidi, ma degli altri due "Podisti Valmontone" Aldo e Cesarino non abbiamo notizie. La solita stretta di mano per un "in bocca a lupo" reciproco e aspettiamo solo di partire.
Alle 9 e 37, con leggero ritardo a causa del saluto del sindaco, lo sparo del via viene dato sotto le allegre note della banda musicale. I soliti problemi di traffico ci rendono impossibile prendere un passo regolare. Claudio, Massimiliano e Raul vengono "inghiottiti" dalla folla davanti a noi e ben presto spariscono dalla nostra visuale. Preoccupati a non perderci di vista, tentiamo con successo il sorpasso dei pacemaker che marciano a 6'/Km e a 5' 30''/Km, decisamente troppo lenti per la gara che abbiamo deciso di impostare. Il lento ma inesorabile allontanarsi davanti a noi dei palloncini che recano la scritta 5', ci conferma allo stesso modo che non stiamo esagerando. Bene così, il passo è quello giusto e chiedo conferma a Iula se va tutto bene. Il tempo di una rassicurante conferma e siamo giunti a Nepi dove, come già detto, il tracciato fa una digressione all'interno del centro storico. Con una sorta di vai e vieni a doppio senso di marcia abbiamo l'immediata percezione di quanti concorrenti ci precedono e quanti ci seguono. Osservando che non siamo messi male, usciamo da Nepi e rincuorati affrontiamo i vari saliscendi che ci portano verso Civita.
Il paesaggio si apre e una campagna quasi incontaminata fa da cornice al lungo e ansimante serpentone. Nel tratto più agevole e veloce di tutto il percorso arriviamo al primo rifornimento, dove ci ricongiungiamo con Massimiliano, un bicchiere di tè e via: la strada è ancora lunga e la tabella di marcia non consente cali di ritmo. Intorno al 9° Km veniamo superati dall'ambulanza alla quale cediamo diligentemente il passo; speriamo che non sia nulla di grave. Approfittiamo per mandare giù una bustina di carboidrati in vista della ben più impegnativa seconda parte di gara. Entrando nel caseggiato di Civita costatiamo con soddisfazione che abbiamo percorso i primi dodici Km in 58 minuti. Le mie proiezioni, salvo inconvenienti, ci danno al traguardo sicuramente sotto le due ore e per incoraggiare Iula pronostico un 1 e 55, che, modestia a parte e alla faccia di tutti gli osannati exit poll da strapazzo, rimarrà come vedremo una delle migliori previsioni della storia dell'umanità.
Rinfrancati dalla prospettiva di questo risultato e accolti dal saluto ricambiato di alcuni spettatori, attraversiamo marginalmente Civita Castellana e dopo il secondo rifornimento, ci buttiamo in una veloce e impegnativa discesa che fa da contraltare alla salita, la temutissima salita che inizia allo scoccare del Km 16.
Di colpo come ovvio che sia, il ritmo cala, il respiro diventa affannoso, i battiti aumentano. Cerchiamo di assecondare i sofferenti segnali che ci manda il nostro organismo e pian pianino ci stabilizziamo su un'andatura regolare, lenta senza strappi. Le gambe sono macigni, gli occhi, quasi umiliati dalla fatica, guardano fissi a terra l'alternarsi lento dei piedi che, passo dopo passo, risalgono la china. Dentro sempre le stesse domande: ma chi ce l'ha fatto fare? Ma chi ci paga? Riaffiorano dall'archivio della memoria immagini che spaziano dal sacro al profano. Tornano alla mente la lingua felpata e gli occhi cerchiati di fantozziana memoria. Per poi passare ad una sorta di irreale salita al Golgota e lassù in alto ad aspettarci, al posto dei Tre Comuni, tre… Croci.
Chiedo scusa per l'irriguardoso accostamento cercando di attenermi alla nuda cronaca con il passaggio del diciassettesimo Km che mi riporta alla realtà, ma ancora non è finita. Superiamo uno stremato Massimiliano in crisi respiratoria che sta cercando di recuperare camminando, si riprenderà. Procediamo con il nostro passo consapevoli di non poter fare molto per lui e dopo essermi assicurato sulle condizioni di Iula, comincio ad assaporare i benefici del lento addolcirsi della salita.
Un pallido sole saluta la nostra definitiva ascesa dagli inferi e pur essendo questo il tratto paesaggisticamente più brutto di tutto il percorso, ci sembra di essere in Paradiso. Adesso le gambe ricominciano ad andare, anche se lo sforzo prodotto mi ha lasciato un ricordo poco piacevole al polpaccio destro. Il riscontro cronometrico è certamente migliore, potremmo addirittura ambire ad un 1 e 53, ma l'ultimo rifornimento gioca un brutto scherzo a Iula. Niente di grave per carità, ma il bicchiere di tè, a causa delle mie ripetute sollecitazioni a fare presto, le rimane un po' indigesto. Ci occorrerà circa un Km per riprenderci, ma sapendo di esserci lasciati alle spalle il peggio, l'ultimo tratto scorre via abbastanza velocemente e nonostante l'acido lattico ci attanagli le gambe, passiamo alla "mezza" in un'ora e 48': ottimo. Qualche centinaio di metri e il cartello segnaletico di Castel Sant'Elia ci dice che è quasi fatta. Provo a chiedere a Iula di forzare l'ultimo Km, ma è allo stremo e mi dice: - Vai se vuoi.
- Non se ne parla! - È la mia risposta - Andiamo insieme. E fu così che i nostri eroi fecero ingresso nel centro abitato acclamante.
Sulla dirittura finale in un arrivo quasi in parata, veniamo superati da Aldo il quale però, in virtù di una partenza più arretrata, può vantare un "real time" di circa un minuto inferiore.
Come conviene a un cavaliere, concedo l'onore della volata a Iula che fa fermare il cronometro a 1h 55' 04'' e dopo l'arrivo ricambia il mio abbraccio ringraziandomi, felice di essersi migliorata rispetto allo scorso anno di circa otto minuti (considerando anche la maggiore lunghezza del tracciato). Complimenti! Io invece sono sugli stessi tempi dello scorso anno e va benissimo così. Posso serenamente continuare la mia marcia di avvicinamento verso la Maratona di Roma.
Un buon pacco gara comprensivo di ben due litri di olio, ci fa pesante compagnia nel tragitto di ritorno al parcheggio, dove ci attende Max, custode delle chiavi della macchina. Qui un raggiante Raul mi ringrazia per avergli suggerito l'abbigliamento da utilizzare in gara con cui si è trovato benissimo. Meno male! Ogni tanto ne azzecco una anch'io.
In questa giornata sportiva che volge al termine per i Podisti Valmontone il cronometro ha detto che ai primi tre posti del podio ci sono i più anziani della spedizione. I tre terribili "vecchietti" che ci hanno fatto mangiare la polvere sono: 1° Picatti Claudio con 1h 47' 17''; 2° Margiotti Romano detto Raul con 1h 47' 24''; 3° Velli Aldo con 1h 54' 11''. Seguono: l'unica femminuccia Onofri Iula 1h 55' 04''; io, Pizzuti Emilio un secondo dopo; Zuccolo Massimiliano 1h 58' 23'' e Bianchi Cesarino 2h 06' 32''.
Ci siamo tutti, siamo asciutti, vestiti e possiamo fare ritorno a casa. Questa volta il prossimo appuntamento, la Roma-Ostia, è un po' più lontano, ma in mezzo ci sono comunque tre settimane di duro allenamento da affrontare.

Attivita Settore Giovanile 2012




LA MARCIA DI AVVICINAMENTO ALLA MARATONA DI ROMA

Racconto semiserio di alcune giornate di sport
Capitolo I - Il nostro amico Miguel



- Parcheggiamo qui?
- Ma no, proviamo a vedere se le rampe sono ancora aperte?
- Affermativo!
E vai, per la prima volta in cinque anni riesco a parcheggiare in via dei Campi Sportivi, subito dopo il sottopasso della Tangenziale. Siamo dunque a Roma, zona Acqua Acetosa, il calendario dice 22 gennaio 2012, l'orologio: 8,12. Appena scesi dalla macchina ci accoglie un nordico cielo plumbeo, insolito per la Capitale. Ma il sorriso e le voci di tanti amici, che come noi, hanno deciso di passare una fredda e umida domenica mattina invernale di sport, ci fanno mettere da parte meteoropatie varie e ci calano subito nel clima giusto. E' il primo (almeno per me) grande appuntamento agonistico del 2012: la XIII edizione della Corsa di Miguel.
Già, Miguel Benancio Sanchez, un ragazzo che amava l'atletica, la poesia e la sua Argentina e che la polizia di un governo criminale, nella notte del 9 gennaio 1978, prelevò dalla sua casa di Buenos Aires, dove viveva con la sorella Elvira, facendolo sparire per sempre. Aveva appena compiuto venticinque anni.
C'è una serie di motivi che rende speciale questo appuntamento. Il primo è personale e affettivo: con questa gara cinque anni fa è iniziata la mia carriera di runner (che qualche detrattore ritiene non sia mai cominciata). Il secondo è la curiosità di testare il proprio livello di preparazione in vista di gare più dure come la Tre Comuni, la Roma-Ostia e la Maratona di Roma. Ma il motivo principale per cui sono e credo siamo qui, è soprattutto per onorare la memoria di uno sfortunato ragazzo "desaparecido": il nostro amico Miguel. E come noi oggi, da qualche parte in mezzo ad un mare di persone, con un rituale che si ripete fin dalla prima edizione del 2000, c'è anche Elvira, la sorella di Miguel, a presenziare questo appuntamento per consegnare, come tutti gli anni, il trofeo al vincitore assoluto.
Tralasciando questi pensieri, ci avviamo verso lo stadio Paolo Rosi, già Stadio delle Aquile, per il ritiro dei pettorali e per respirare l'aria della gara che di lì a poco prenderà inizio. E così, dopo aver dismesso a malincuore i confortevoli e caldi abiti per indossare quelli più succinti del runner, aver eseguito un breve ma necessario riscaldamento, svuotato la vescica (quanno ce vo' ce vo'), ci avviamo verso la zona della partenza che anche quest'anno è ad onde scaglionate di 2 minuti: la prima alle ore 10.00 per i Top Runner; la seconda alle ore 10.02 per quelli bravi; la terza alle ore 10.04 per quelli normali… Io, manco a dirlo, nella terza. Mi ero illuso di valere di più, ma è stata solo la debolezza di un attimo. Marco se la ride: "ma dove credi d'annà, chitte credi da esse" mi dice. Lui già sapeva. Mi ricompongo, un cenno d'intesa una stretta di mano tra di noi e poi finalmente lo sparo: inizia la mia Miguel.
Il traffico è tanto non a caso è la "diecimila" più partecipata d'Italia. Subito mi rendo conto che quelli partiti nella seconda onda poi tanto più bravi di me non sono, visto che prima del 2° Km comincio a superarne molti e alcuni di loro marciano o camminano. La domanda sorge spontanea: che razza di criterio hanno adottato per la formazione di queste benedette onde? Risposta: mah! Non c'è dato sapere.
Il gruppo si dipana lungo la riva sinistra del biondo Tevere per circa 5 Km. Scorrono alla nostra destra i vari circoli canottieri e dopo essere passati sotto l'imponente ponte di Corso Francia, passiamo in sequenza Ponte Milvio, il Ponte Duca d'Aosta e il nuovo ponte metallico pedonale a campata unica, fino ad arrivare a Ponte Risorgimento dove si effettua il giro di boa. Da qui comincia la discesa in tutti i sensi. Un po' perché si torna verso l'arrivo, un po' perché è proprio discesa, ma stranamente la fatica comincia a farsi sentire. Adesso, risalendo la corrente sulla riva destra del fiume, alla nostra sinistra sfila il complesso del Foro Italico con i suoi campi da tennis, le piscine e lo Stadio Olimpico. Al 6° Km vengo raggiunto e poi, dopo poche centinaia di metri superato, con un cambio di ritmo invidiabile, dal mio compagno di squadra Vincenzo, che prima di salire su Ponte Milvio sparisce definitivamente tra la folla dei partecipanti.
Nell'attraversare lo storico ponte, colto da una sorta di delirio canterino (la fatica gioca brutti scherzi), intono alcuni versi della famosa canzone romanesca: "Pooonnteee Mooolllooo sur fiume posso dì che ce so' nnatooo…". La seconda parte "e me ce cullerò fin'a che moro" per ovvie ragioni, non me la sono sentita di cantare.
Tra lo sgomento dei miei compagni di viaggio, imbocco nuovamente il lungo Tevere per gli ultimi 2 Km e mezzo che ci separano dall'arrivo. E' il momento di dare tutto, di forzare il ritmo, ma proprio nel momento di massimo sforzo, riconosco tra i partecipanti la figura sofferente di Massimiliano, compagno di tante battaglie che lamenta un dolore alla gamba. Come spesso mi capita e come spesso succede tra runners nei momenti di difficoltà, lo invito ad accodarsi per scongiurargli ogni possibilità di mollare. Poche centinaia di metri e questa volta scorgo, fermo sullo spartitraffico, la figura familiare di Claudio che, insoddisfatto della sua prestazione, ha cavallerescamente deciso di attendere la moglie Angela Serena anch'essa in gara. Manca solo un Km all'arrivo e con mia grande sorpresa mi accorgo che il sofferente Massimiliano mi ha sorpassato e adesso è lui che mi incita a spingere, salvo poi cedere nuovamente al dolore. Finalmente varchiamo il cancello dello Stadio Paolo Rosi ancora un piccolo sforzo, un breve tratto di pista e anche questa pratica è archiviata con un dignitoso (per me) 47' e 21''. Subito dietro di me sento con sollievo che anche Massimiliano ce l'ha fatta. Bene così, posso dare seguito alla preparazione per la Maratona di Roma, sperando di poter almeno bissare il risultato dello scorso anno, dove per un pugno di secondi sono riuscito ad abbattere il muro delle 4 ore.
Nel parapiglia del dopo gara, tra riconsegna del chip e una brevissima sosta da chi, per motivi statistici, è incaricato di controllare la marca di scarpe che porti ai piedi, intravedo una troupe di RAI Sport intenta ad intervistare, presumo, la vincitrice della classifica femminile. Procedo spedito verso un affollatissimo e spartano punto di ristoro, dove prendo solo due bicchieri d'acqua, un veloce scambio di battute con Lolita, che scopro avermi "bastonato" anche stavolta e mi avvio verso la macchina prima di diventare preda del freddo.
Durante la fase di rivestizione - a proposito, non potete immaginare quanto sia confortevole indossare degli indumenti caldi e asciutti - durante questa confortevole fase dicevo, cominciano ad arrivare alla spicciolata gli eroi di giornata. Dopo la soddisfazione di vederci tutti sani e salvi alla meta, vuoi per puro spirito agonistico, vuoi per confrontare le proprie prestazioni a quelle degli altri, vuoi per lasciare spazio agli inevitabili sfottò, la curiosità di sapere com'è andata prende il sopravvento. Ad ogni buon conto il responso cronometrico ufficiale per i Podisti Valmontone è il seguente: 1° dei maschietti e 1° assoluto l'immarcescibile Margiotti Romano detto "Raul" con un ottimo 45' 24''; 1^ delle femminucce e 2^ assoluta la sempre più sorprendente Onofri Iula con 46' 58''; seguono Romano Vincenzo con 47' netti; Spaccino Lolita 47' 12''; io, Pizzuti Emilio 47' 21''; l'eroico Zuccolo Massimiliano 47' 26''; l'ottimo esordiente alla sua prima Miguel, Pasquino Ivano 48' 12''; Pizzuti Giulio 50' 16''; Prelli Onorato 51' 28'' e udite udite Cerci Angela Serena 55' 42'' che è arrivata prima del marito Forgione Claudio 59' 41''; chiude la classifica, ma stabilendo la sua migliore prestazione sulla distanza, Mariani Donatella con 1h 03' 44''. Si aggiungono non ufficialmente alla classifica: Marasco Giuseppe Antonio con uno strepitoso 41' 40''; Trifogli Marco 49' 21'' e per finire Cucchiella Massimiliano 1h 03' 44'' di supporto a Donatella.
Dopo gli ultimi saluti, ci si rimette tutti in macchina facendo ritorno verso casa, con la promessa di rivederci quanto prima. Per alcuni di noi già si respira aria di gara. Un nuovo appuntamento è alle porte: domenica prossima, infatti, c'è la Tre Comuni.

LA CORSA DI MIGUEL

- Stadio Paolo Rosi 22 gennaio 2012 -



Apparentemente, quella del 22 gennaio scorso, una domenica normale come tante, ma non per i sedici atleti dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Podisti Valmontone che si sono recati in capitale, con la tensione caratteristica del pre-gara, per partecipare alla XIII edizione della Corsa di Miguel , il cui percorso, di mt. 10.000, si è snodato per il Lungo Tevere con partenza da via dei Campi Sportivi ed arrivo nell'adiacente Stadio Paolo Rosi.

Quella di Miguel risulta essere una delle manifestazioni podistiche più importanti e sentite d'Italia sia in relazione al numero di presenze sia all'enfasi che crea la commemorazione del desaparecidos argentino. Infatti, in quest'ultima edizione, sono risultati presenti all'appello oltre 7500 partecipanti, di cui 4462 arrivati alla prova competitiva (3576 uomini e 886 donne) e 2600 a quella non competitiva aperta a tutti.

Domenica scorsa, alla guida dei nostri sedici atleti c'era Claudio Forgione (MM40), tra i leader del gruppo, per simpatia e per i suoi soliti tempi strepitosi. Ma, purtroppo, in questa occasione è esploso al 7° chilometro, chiudendo la gara con un 59' 41'', dietro la consorte, Serena Cerci (MF40), con il suo buon 55' 42''. Che smacco . . . ! ! !
Claudio prima del maledetto 7° manteneva una media di 3'40'' per chilometro poi il boato, percepito anche dal buon Paris Polce a casa per un grave infortunio. Cogliamo l'occasione sia per augurare a Paris una veloce e pronta guarigione sia per dire a Claudio che è un grande ed avrà modo di esprimere tutte le sue potenzialità nelle prossime gare.

Con una prova degna di nota gli altri atleti dell'ASD Podisti Valmontone hanno concluso la gara con i seguenti risultati: Marasco Giuseppe Antonio (MM45 - Fuori pettorale) 41'40'' - Margotti Romano (MM55) 45'24'' - Onori Iula (MF40) 46'58'' - Romano Vincenzo (MM45) 47'00'' - Spaccino Lolita (MF45) 47'12'' - Pizzuti Emilio (MM45) 47'21'' - Zuccolo Massimiliano (MM40) 47'26'' - Pasquino Ivano (MM35) 48'12'' - Trifogli Marco (MM55 - Fuori Pettorale) 49'21'' - Pizzuti Giulio (MM45) 50'16'' - Prelli Onorato (MM65) 51'28'' - Mariani Donatella (MF45) 1h03'44'' - Cucchiella Massimiliano (MM40 - Fuori pettorale) 1h03'44''.

A fine mattinata, dopo la conclusione della XIII edizione della Corsa di Miguel, gli atleti, asciugando il proprio sudore alla meno peggio, hanno fatto rientro in base aggiungendo nel proprio bagaglio un ulteriore esperienza, utile riferimento per motivare il proprio spirito e migliorare ulteriormente la preparazione per i prossimi appuntamenti sportivi.






Convegno – Dibattito: “Alimentazione e sport” – binomio di benessere fisico e benessere sociale

L'ultimo evento, previsto nell'ambito delle attività programmate per l'esercizio 2011 dall'ASD Podisti Valmontone, il Convegno - Dibattito: "Alimentazione e sport", è stato puntualmente realizzato mercoledì 16 novembre presso il Palazzo Doria Pamphilj con il Patrocinio della Città di Valmontone. Prima degli interventi dei relatori, il Sindaco di Valmontone, Dott. Egidio Calvano, ha salutato il numeroso pubblico augurandosi che Eventi simili possano essere sempre più numerosi nella Città. Con parole semplici ed efficaci, utili alla divulgazione di elementi di assoluta rigorosità scientifica sulla prevenzione, attraverso una sana pratica dello sport ed una corretta alimentazione, per "…crescere, migliorare e vivere in una società sana", si sono succeduti, nell'esposizione dei temi programmati, il Dott. Michele Pirelli, Medico dello Sport - Medico Sociale Frosinone Calcio nonché rappresentante dell'Agorà Signia , il Dott. Pasquale Feola, Medico di Medicina Estetica - Dietologia medica, la Dott.ssa Enrica Feola, Biologa Nutrizionista - Consulente Frosinone Calcio.
E' stata evidenziata, dal Dott. Pirelli, l'importanza dell'attività fisica e ancor più dell'attività sportiva, praticata nei dovuti modi, nel mantenere in buone condizioni psico-fisico il nostro organismo. E' stato inoltre sottolineato quanto dette attività siano terapeutiche per l'individuo, portando ad una drastica riduzione dei rischi di malattia e conseguentemente di mortalità. La Dott.ssa Enrica Feola e il Dott. Pasquale Feola hanno evidenziato quanto sia importante per il mantenimento di un buono stato si salute una corretta alimentazione: variata, equilibrata con apporto ottimale dei nutrienti energetici (carboidrati, proteine e lipidi) e non ( acqua, vitamine, minerali). Sono state introdotte le principali tecniche impiegate per la valutazione della composizione corporea quali la MOC (Mineralometria ossea computerizzata) e la Bioimpedenziometria per poi passare alla descrizione dei principi fondamentali di una sana alimentazione, sottolineando le dovute accortezze che è utile avere in campo nutrizionale a seconda della disciplina sportiva che si pratica. Nella puntuale quanto efficace esposizione hanno particolarmente focalizzato l'attenzione sulla "piaga" dell'obesità come fenomeno sociale e culturale che riguarda entrambi i sessi e tutte le classi sociali; l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l'allarme sottolineando che il fenomeno non riguarda solo i paesi industrializzati ma anche molti di quelli in via di sviluppo. In Italia l'"obesità infantile"colpisce circa il 36% dei bambini, dato nettamente superiore rispetto a quello europeo. Con forza, tutti i relatori, hanno richiamato l'imprescindibile necessità di incidere sulla formazione: la "cultura della corretta alimentazione" si impara da bambini; per non lasciare una sorta di "eredità" negativa all'adulto si necessita, partendo inderogabilmente dall'infanzia, associare corrette abitudini alimentari ad una adeguata attività motoria.
In chiusura si è svolto un piacevole ed interessante dibattito con il pubblico presente che ha permesso di approfondire diversi temi trattati nel convegno.



Torna ai contenuti | Torna al menu